Il full-remote può salvare l’Abruzzo dallo spopolamento?

Restare, tornare e rigenerare i territori.

Da un ultimo censimento del 2022 è emerso un importante dato sulla contrazione demografica: in Abruzzo si registravano infatti 1,27 milioni di abitanti, un numero spaventosamente simile a quello del primo censimento del dopoguerra, nel 1951.

A preoccupare è soprattutto lo spopolamento delle aree interne: in sette anni l’Abruzzo ha perso il 6,2% della popolazione interna, il dato più alto tra le regioni italiane.

Per contrastare questa tendenza, negli ultimi anni sono stati messi in campo incentivi per favorire il ritorno di chi è partito e attrarre nuovi residenti, anche dall’estero. Ma i contributi economici, da soli, non bastano.

Il Progetto Restanza: creare nuove opportunità

Il Progetto Restanza, promosso nel 2025, parte proprio da questa consapevolezza: per ripopolare i territori servono servizi, infrastrutture e nuove opportunità. In altre parole, non basta incentivare le persone a restare: bisogna creare le condizioni perché possano davvero costruirsi un futuro.

Ed è qui che il lavoro può avere un ruolo.

Full remote: lavorare senza doversi trasferire

Il full remote, ad esempio, permette di separare, almeno in parte, il luogo in cui si lavora da quello in cui si vive. Significa poter lavorare per un’azienda o un cliente anche a centinaia di chilometri di distanza, senza dover necessariamente trasferirsi in una grande città.

Per territori come l’Abruzzo interno, questa possibilità potrebbe diventare una leva importante: favorire il ritorno di chi è partito, attirare nuove persone e rendere nuovamente abitabili e produttivi anche i piccoli centri.

Restare, tornare e rigenerare i territori

Favorire il ripopolamento, infatti, non significa soltanto riportare persone nei borghi, ma abitare, rigenerare, trasformare. E, soprattutto, creare le condizioni perché scegliere di restare o tornare sia una possibilità concreta, non una rinuncia.

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