L’AI nel Paese delle meraviglie

Come l’AI è penetrato indisturbato nel mondo del lavoro e come prenderlo per le corna

Mai, come in questo periodo di incertezza, la confusione su (e nel) mondo del lavoro regna sovrana: l’impatto dell’Intelligenza artificiale è la spada di Damocle che pende sulle nostre teste, da mesi ormai; quasi tutti i settori lavorativi sono stati intaccati, corteggiati, brutalizzati da workflow in cui l’AI serpeggia indisturbata.

Se non si parte dai processi, l’AI resta solo un utilizzo ad personam che poco impatta sul lavoro, anzi quasi sempre inganna chi la utilizza nell’illusione di risparmiare tempo: cicli infiniti dei prompt, fact checking estenuante, correzioni continue per rimodellare il testo, paralisi dell’abbondanza: e queste sono le trappole per chi crea contenuti. Molti paragonano queste problematiche alla legge dei rendimenti decrescenti: oltre un certo limite, ogni sforzo in più produce benefici sempre minori.

I profili più richiesti.
Siamo invasi da statistiche e classifiche e, si sa, nessuna di esse è bibbia, ma tutte le fonti raccontano, a modo loro, una rivoluzione in atto nei confronti della quale è interessante sviluppare un pensiero critico.

Nel mercato italiano le figure più richieste (periodo 2025 - 2026) sono:

- Machine Learning Engineer: ci sono molte varianti di questa figura, ma sostanzialmente gestisce l’automazione delle pipeline AI, i dati, automatizza l’automatizzabile.
- AI Prompt Engineer
: interagisce con Large Language Model. E’ una figura focalizzata sulla correttezza dell’output generato dall’AI, riducendo al minimo i bias generati dagli algoritmi.
- Data Engineer
: costruisce le infrastrutture che trasformano i dati grezzi in formati utilizzabili. Si avvicina a quella del Machine Learning Engineer, ma va meno in profondità.
- AI Ethic Officer
: un tema crescente per le aziende è conformarsi all’EU AI Act (trasparenza, privacy, equità degli algoritmi).
- Cybersecurity Specialist
: l’AI ha aumentato gli attacchi informatici, in tutte le direzioni, automatizzando i cicli. Sarà, questa, una figura chiave nelle medie e grandi aziende.


Cosa sta scomparendo?

Le figure junior. La formazione resta il grande scoglio a cui appigliarsi. Nonostante i paradossi, le eccezioni, la formazione verticale resta uno strumento discriminante in un mondo del lavoro che sta attraversando una brutale rivoluzione che è ancora in fase di sviluppo e non accenna a fermarsi, nonostante temi cardine come il consumo dell’energia, livellamento degli stipendi, licenziamenti di massa e investitori che reclamano guadagni da elargizioni e ottimismo da early adopter. 


Fonti per le quali vale la pena una lettura