Rischi professionali per Freelance IT

Perché errori e bug possono costare caro

Nel lavoro quotidiano di sviluppatori, consulenti informatici e freelance che operano nel mondo tech, ogni riga di codice, ogni configurazione di rete e ogni scelta architetturale può avere un impatto diretto sul business dei clienti. Un bug in un gestionale, un errore nella migrazione al cloud o un backup mal configurato possono trasformarsi in fermi produttivi, data breach, sanzioni e richieste di risarcimento anche molto rilevanti. Per questo, oltre alle competenze tecniche, diventa centrale la gestione del rischio professionale e la valutazione di una copertura di responsabilità civile professionale specifica per l’IT (Tech E&O).

Errori nello sviluppo software e nelle piattaforme digitali

I consulenti IT hanno la responsabilità primaria dell'analisi dei requisiti, progettazione, codifica, testing esaustivo e consegna di software affidabile. Uno dei rischi più frequenti per chi sviluppa su misura è proprio un errore in queste fasi: un bug può generare perdita di dati o fermi operativi.

Un gestionale consegnato con bug può, per esempio, causare la perdita di dati importanti o la generazione di fatture errate per decine di clienti, con conseguenti sanzioni fiscali e richieste di rimborso verso l’azienda che lo utilizza… e, a cascata, verso il freelance che lo ha sviluppato.

Oppure un errore nel codice di una piattaforma e‑commerce che blocca gli acquisti per giorni può significare una stagione di vendite persa, come nel caso di un rilascio in ritardo rispetto ad un periodo di festività o di un malfunzionamento che impedisce agli utenti di concludere l’ordine.

In questi scenari il cliente può sostenere di aver subito un “danno patrimoniale puro” (mancati ricavi, costi extra, penali) direttamente imputabile al lavoro del professionista.

Data breach, ransomware e gestione dei backup

La gestione di dati e infrastrutture espone i freelance IT a rischi critici di sicurezza informatica e continuità operativa. Il professionista deve garantire configurazioni firewall/VPN sicure, backup testati periodicamente e mitigazione vulnerabilità, con piani di recovery efficaci.

Un firewall configurato in modo errato o una vulnerabilità non corretta, per esempio, possono aprire la porta a un attacco hacker, con furto di dati sensibili e possibili sanzioni da parte del Garante Privacy, che il cliente può tentare di rivalersi sul consulente responsabile della sicurezza.

Un sistema di backup non testato o impostato male può invece rivelarsi inutile proprio nel momento del bisogno: dopo un attacco ransomware o un crash di sistema, il cliente scopre che i dati critici non sono recuperabili e chiede il risarcimento per la perdita di informazioni e il blocco dei servizi.

Anche errori umani rientrano nel perimetro del rischio: un tecnico che cancella accidentalmente dati senza un backup aggiornato, o che impiega troppo tempo nel ripristino dopo un guasto o un incendio nei locali del data center, può essere chiamato a rispondere dei danni economici e reputazionali subiti dal cliente.

Privacy, GDPR e trattamento illecito dei dati

Il consulente IT verifica e implementa requisiti GDPR (consensi, cifratura, logging, minimizzazione) in software e infrastrutture che trattano dati personali. Molti progetti tech impattano direttamente sul trattamento dati, specie su piattaforme che raccolgono o elaborano info utenti finali.

Un software che non rispetta i requisiti del GDPR (per esempio per gestione consensi, logging o minimizzazione dei dati) può esporre il cliente a sanzioni amministrative, che potrebbero essere imputate a una valutazione errata o a un’implementazione non conforme da parte del professionista.

Un data breach dovuto a vulnerabilità non risolte o a misure di sicurezza inadeguate può generare richieste di risarcimento da parte degli interessati e sanzioni da parte dell’autorità, con il rischio che il cliente coinvolga in giudizio sviluppatori, consulenti sicurezza o manutentori dell’infrastruttura.

In tutti questi casi non si parla soltanto di dati “persi”, ma anche di danni reputazionali e di immagine che possono avere un impatto economico misurabile.

Proprietà intellettuale, copyright e uso di AI generativa

Nella creazione software, il freelance controlla licenze open source, librerie e asset AI, evitando violazioni copyright per usi cliente. Nell’ecosistema tech moderno con codice proprietario e GenAI, i rischi legati alla proprietà intellettuale sono rilevanti.

L’inserimento in un software di componenti open source non conformi alle relative licenze può, per esempio, sfociare in contestazioni per violazione di copyright, con richieste di adeguamento, rimozione o risarcimento da parte dei titolari dei diritti.

L’uso di immagini o grafiche generate da AI troppo simili a opere esistenti può invece portare a contestazioni per violazione di diritti d’immagine o di marchio, specialmente se utilizzate in materiale esterno o commerciale del cliente.

Sebbene spesso questi errori siano involontari, la responsabilità può essere comunque attribuita al professionista, che rischia di dover sostenere costi legali e risarcitori significativi.

Errori di consulenza, contratti e aspettative disallineate

Il professionista IT fornisce analisi rischi accurate (cloud migration, architetture, budget), definisce SLA chiari e rispetta tempistiche contrattuali. Il lavoro del freelance non è solo hands-on ma include advisory strategica e gestione progetti complessi.

Una consulenza errata su una cloud migration, sui requisiti di sicurezza o sull’architettura più adatta può portare il cliente a scelte sbagliate, con interruzioni di servizio, costi extra e ritardi nel go‑live. In questi casi la contestazione riguarda la qualità stessa della consulenza, non solo l’implementazione tecnica.

Ritardi nel rilascio di piattaforme, aggiornamenti o servizi promessi possono anche compromettere campagne di lancio o periodi commerciali chiave, con richieste di danni per mancati ricavi o penali applicate ai clienti finali.

Molte controversie nascono da contratti poco chiari, SLA vaghi o aspettative non allineate su risultati, performance e tempi: aspetti che un freelance dovrebbe curare tanto quanto la qualità del codice.

Perché una RC Professionale è strategica per i freelance tech

Di fronte a questo mix di rischi – tecnici, legali, economici e reputazionali – una polizza di responsabilità civile professionale specifica per l’IT è uno strumento chiave di protezione.

  • In genere copre i danni patrimoniali causati a terzi da errori, omissioni o negligenza nello svolgimento dell’attività: bug software, configurazioni sbagliate, interruzione di servizio, perdita o violazione di dati, errori di consulenza e violazioni involontarie di diritti di proprietà intellettuale.
  • Può includere le spese legali per difendersi da richieste di risarcimento, la retroattività per coprire attività svolte in passato e, in alcune soluzioni, garanzie aggiuntive legate a incidenti cyber o alla gestione dei dati all’interno del proprio studio.

Una polizza RC Freelance pensata per consulenti IT offre una protezione fondamentale contro richieste di risarcimento per errori involontari, omissioni o negligenze nello sviluppo software, nella gestione delle infrastrutture e nella sicurezza dei dati. Per i clienti significa lavorare con un professionista solvibile, in grado di far fronte economicamente a eventuali danni; per il consulente, poter accettare progetti complessi senza mettere a rischio il proprio patrimonio personale né il futuro dell’attività.

Anche in questo ambito la digitalizzazione gioca un ruolo chiave: oggi compagnie e intermediari assicurativi utilizzano piattaforme online e strumenti data‑driven per proporre coperture altamente personalizzate, costruite sulle specifiche esigenze di freelance e micro‑imprese tech.

In questo scenario si colloca la partnership tra Odda e Lokky, broker assicurativo digitale specializzato in Piccole Imprese, Professionisti e Freelance, che consente ai consulenti IT di accedere a polizze 100% digitali e su misura per la loro attività.